DAVID SYLVIAN BIOGRAFIA – ALLA PERIFERIA

Alla Periferia

Italian translation of the book On The Periphery now available!

Disponibile solo su www.sylvianbiografia.it
Originariamente pubblicato in inglese, ora interamente tradotto in italiano!
Completamente aggiornato a Gennaio 2015!
Data di uscita 9 Marzo 2015. 
On the Periphery copre l’intero corso della carriera da solo di David Sylvian ricostruendo la storia del suo sviluppo musicale, spirituale e personale dal 1982 al 2015. Il libro attraversa tutte le opere da solo ed in collaborazione di Sylvian durante questo periodo di trentatre anni includendo la dettagliata analisi di come sono stati realizzati questi lavori, il loro significato intrinseco, le influenze che hanno influito su di essi ed i messaggi che vi sono contenuti.

Opere a suo nome: Brilliant Trees, Alchemy. Gone to Earth, Secrets of the Beehive, Dead Bees on a Cake, Everything & Nothing, Camphor, Blemish, When Loud Weather Buffeted Naoshima, Manafon, Sleepwalkers, Died in the Wool
Opere in collaborazione: Rain Tree Crow, Nine Horses, The Kilowatt Hour, Fennesz & Franz Wight

Partecipazioni individuali: Ryuichi Sakamoto, Holger Czukay, Sandii & the Sunsetz, Virginia Astley, Mick Karn, Hector Zazou, Russell Mills, Robert Fripp, Nicola Alesini & Pier Luigi Andreoni, Andrea Chimenti, Readymade, Tweaker, Christian Fennesz, Blond Redhead, Takagi Masakatsu, Punkt, Steve Jansen, Joan as Policewoman, Arve Henriksen, Land, Jan Bang & Eric Honoré, and  Stephan Mathieu.

Il libro di 484 pagine con copertina rigida, é diviso in tre parti ed è stato tradotto da Andrea Polinelli, amico e collaboratore di Nicola Alesini

Parte 1 tratta del periodo dal 1982 al 1987. Un periodo relativamente prolifico per Sylvian caratterizzato da una determinata coerenza tra i lavori principali: Brilliant Trees, Alchemy, Gone to Earth, e Secrets of the Beehive.

Parte 2 tratta dal periodo dal 1988 al 2002 dominato da numerosi progetti condivisi che portano al suo seguente lavoro da solo: Dead Bees on a Cake e culmina con l’uscita di compilation retrospettive (Everything and Nothing and Camphor) associate alla separazione dalla Virgin.

Parte 3 ci accompagna dal 2003 a gennaio 2015, inizia con Blemish, attraversa il periodo di Nine Horses, Manafon, Sleepwalkers, Died in the Wool, i lavori con Jan Bang, Stephan Mathieu e giunge alla sua collaborazione più recente con Franz Wright e Christian Fennesz in “there’s a light that enters houses with no other house in sight.”

Il libro interpreta la musica di Sylvian come risultato della sua vita personale e della sua evoluzione spirituale. Capitoli e titoli delle tre parti sono:
Parte 1:  Alla ricerca del vocabolario giusto (1982 – 1987)

1. Ora mi trovo da solo
2. Un mondo migliore giace davanti a me
3. Una serie di possibilità
4. Quei giorni sono andati
5. Partita nuovamente persa

Parte 2:   Il cammino verso la redenzione (1988 – 2002)

6.  Trascinato dalla corrente
7.   Verso la casa dell’amore
8.   Collassando nella gioia
9.   La grazia è una mia conoscente
10. A proiettile partito

Parte 3:   I cieli grigi (2003 – 2015)

11. La verità subentra
12. Raddrizza quella cravatta
13. Il mondo è tutto
14. Pareggiando i conti
15. Canzoni per la fine del tempo
16. Le ombre trattengono il respiro
17. In attesa che ci accompagni a casa
18. Nessun’altra casa in vista

Estratti dal libro, informazioni sull’autore e il profilo d’acquisto sono ORA disponibili su: www.sylvianbiografia.it

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ANDREA POLINELLI

Come musicista e didatta sono sempre stato affascinato dell’evoluzione del lavoro di David Sylvian e soprattutto incuriosito dal suo passaggio da divo della pop music ad autore e ricercatore nel campo dell’improvvisazione elettroacustica. La possibilità di accostarmi in modo più profondo all’opera di Sylvian è stata questa importante occasione di tradurre la sua biografia.

Va detto che Christopher Young non stava cercando un traduttore qualsiasi, purché bravo, ma qualcuno esperto di musica e conoscitore del lavoro e dell’estetica di Sylvian. Fui dunque segnalato a Young nell’estate del 2014 da Nicola Alesini, musicista e compositore citato nel libro, che nel 1995 aveva realizzato il cd Marco Polo co-firmando tre brani con David Sylvian. Con Nicola collaboriamo insieme da anni ad un nostro progetto di ricerca (“Poliales Nicandre”) sul concetto di “Improvvisazione Fluida”, basato sulla relazione tra i nostri saxofoni soprano che vivono attraverso l’uso dell’elettronica e dell’improvvisazione.

Nicola mi ha segnalato a Young e in breve tempo, con quest’ultimo, ci siamo accordati per realizzare la traduzione. Confesso che originariamente nutrivo un po’ d’imbarazzo a intraprendere questo lavoro perché non avevo mai tradotto prima un libro così lungo e concettualmente impegnativo. Pur essendo bilingue, mi sono sempre limitato a tradurre trattati tecnico-musicali o metodi didattici. L’amore per la lingua inglese, che è stata per molti anni la mia lingua madre, insieme alla passione per la musica, mi hanno spinto ad accogliere l’invito di Young al quale va l’onore di aver accettato il rischio di far tradurre il suo libro, così importante, più da un addetto ai lavori musicali che da un esperto di linguistica e traduzioni.

Spero di aver affrontato l’opera con la dovuta umiltà e ponendomi nei panni dei lettori italiani amanti di Sylvian. Ho svolto questa traduzione in parallelo alla mia attività di musicista e didatta, sperando di renderla migliore informandola del mio attivo vissuto musicale e cercando di essere assolutamente esaustivo a livello terminologico, nel tentativo di esplicitare con chiarezza i concetti musicali in modo che il lettore possa cogliere i contenuti in modo preciso. Un’altra ragione per cui ho accettato di tradurre questa biografia è che ho spesso incontrato edizioni italiane di scritti riguardanti la musica decisamente insufficienti dal punto di vista dei contenuti musicali e non desideravo che questo accadesse per la biografia di un artista al cui lavoro mi sento vicino.

Traducendo l’opera di Young, la sfida non è stata dunque tanto dal punto di vista musicale quanto da quello linguistico, nel cercare di trasferire in modo chiaro concetti spesso complessi. Ho dovuto ad esempio risolvere problemi inerenti alla polisemanticità della lingua inglese, soprattutto nel caso degli aspetti poetico-espressivi presenti nel testo. La prolificazione di significati, tra l’altro, si amplifica perché diventa supporto sia per le intenzioni di Sylvian, sia per le interpretazioni di Young. In quanto traduttore ho dovuto dunque considerare con cura la musica in relazione allo svolgimento della vita di Sylvian, e ciò in parallelo all’analisi dei suoi testi già di stile molto ermetico, per giungere ad una traduzione che potesse veicolare i concetti musicali, poetici e filosofici interpretati dall’autore.

L’opera di Young pone un proprio limite soggettivo all’interpretazione del lavoro di Sylvian e di conseguenza ne pone uno anche alla mia traduzione. Non vi sentiate sorpresi se la vostra eventuale lettura  dei fatti musicali e di vita di Sylvian dovesse condurvi a un punto di vista diverso da quello che ha tracciato il percorso della mia traduzione. Talvolta mi è stato necessario tirare anche una riga, prendere posizione, perché altrimenti determinati concetti sarebbero rimasti vaghi o apparsi banali. Per esempio la mia scelta di tradurre dall’originale “The Solo Years” con “Gli anni da solo” e non, in alternativa, con: “Gli anni da solista”, dipende, secondo me, dalla visione presentata nel libro di un Sylvian che da quando intraprende la carriera, appunto da solista, ci appare progressivamente più solo, sia nel suo modus operandi, sia nella vita personale.

Andrea Polinelli www.andreapolinelli.it

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